La Pieve

La Pieve, oggi

Di ciò che era,un tempo,l'antica "pieve" di Nuvolento, intesa non tanto e solo come chiesa, ma come centro politico e commerciale stendente la propria giurisdizione amministrativa e religiosa sui numerosi paesi del territorio - Goglione sopra e Goglione sotto, Paitone, Serle, Nuvolera, Mazzano, Molinetto - oggi non rimane che la vecchia e veneranda basilica-santuario, “abbandonata” ormai quasi sola nell'ampia distesa dei campi e lontana quasi un chilometro dall'attuale borgata e dalla nuova chiesa parrocchiale eretta nel centro di essa circa la metà del secolo XVIll. Questa antica chiesa, ancora chiamata 'la pieve', conserva tutto il fascino di un vecchio monumento cristiano, severamente ispirato a religiose austerità. Tutta via, essa, con il trascorrere degli anni, ha mutato molto le sue linee primitive, incerta è la data della costruzione della chiesa attuale, il Panazza indica come attribuibili al secolo XI o già al principio del XII, in quanto riconducibili agli schemi normali in uso per gli edifici religiosi a una o a tre navate, l'abside e il campanile: quest'ultimo, tuttavia, limitatamente alla sua parte più bassa. L'interno della chiesa non ha una struttura architettonica particolarmente originale; pur tuttavia, attraverso la primitività delle forme e la semplicità delle linee, traspare una severa maestà che non manca di colpire il visitatore. Pare che l'abside semicircolare romanica, testimoniante forme architettoniche di stile lombardo - cluniacense tipiche nelle nostre zone fra i secoli XI e XIII, sia stata eretta sull'area di un preesistente sacello pagano, poi trasformato in tempietto cristiano; ma di questo non si hanno notizie sicure. Quanto alla navata rettangolare, divisa in quattro parti da arconi a sesto acuto e risalenti ai secoli XIII-XIV, essa - come afferma il PERONI- è stata ricostruita utilizzando il nucleo presbiteriale più antico, risalente al IV o al V secolo, innestandola appunto sull'ampia abside semicircolare e utilizzando il tracciato della vecchia chiesa. Ecco quanto egli scrive a questo riguardo: " si tratta di una serie di quattro campate coperte da un tetto a vista, con rivestimento interno di travetti e mattonelle dipinte con curiosi e rozzi motivi, assai tardi ma ricalcati su una formula che abbiamo già visto al Carmine di Brescia e che si conserva in qualche altro caso, come nel Santuario di Sabbio Chiese e in S. Maria di Pian Camuno. Gli arconi trasversali a sesto fortemente acuto partono da grossi e profondi sostegni parallelepipedi,con imposta piuttosto bassa, segnata da un rozzo àbaco" La chiesa, in origine, non possedeva cappelle e altari laterali: essi vennero aggiunti in epoca più tarda, allo stesso modo che venne eseguito il rifacimento del tetto Le pareti, in vece, dovevano essere decorati con affreschi molti di essi, in occasione di un successivo rifacimento completo dell'interno della chiesa, avvenuto nel 1736, vennero ricoperti. Ne rimane la testimonianza in alcuni pochi lacerti affioranti qua e là al di sotto degli intonaci. Gli altari laterali oggi esistenti, ricavati negli interspazi della seconda campata- quello della Madonna e il secondo che lo fronteggia sul lato di destra- son di epoca tarda, come si è detto, del 1500 circa e per di più dovettero subire profondi rimaneggiamenti nel secolo XVIll, in omaggio al gusto barocco allora imperante Uno di questi altari, quello sul lato sinistro della navata, è sormontato da una singolare semicalotta a ombrello: quest'ultima- come sottolinea ancora il Peroni - 'è decorata da buoni affreschi di tipo ferramoliano, assegnabili agli inizi del '500, che trovano spiccate analogie con quelli della cappella di S Sebastiano nella chiesa di S. Lorenzo a Berzo inferiore. Notevole,poi,la "Deposizione" di Paolo da Caylina il Giovane". Al secolo XV e forse di poco posteriore all'abside della chiesa, come scrive il Panazza, risale anche la cella del campanile: lo si può rilevare sia dal tipo di muratura sia dalla forma ad arco acuto delle finestre. Tuttavia, la parte inferiore del campanile, come già detto in precedenza, risale molto più indietro nel tempo: essa infatti “presenta alla base grandi pietre squadrate, alcune bugnate, quasi certamente avanzi di costruzioni romane”. Abbiamo accennato in precedenza agli affreschi che vennero per buona parte ricoperti m occasione del rifacimento interno della chiesa, avvenuto nel 1736. Tra i pochi che si sono salvati,vale la pena di ricordarne uno, di autore ignoto, rappresentante la 'Madonna della Pietà', perché è proprio da questo antico dipinto che ebbe inizio - non sappiamo esattamente quando - il culto popolare dei fedeli di Nuvolento e dei paesi vicini, verso quella che in seguito, a partire dal 1672. venne chiamata la "Madonna della Pieve". Le notizie a questo riguardo le troviamo in un raro libretto citato dal Guerrini dal titolo ' Breve Istoria della S. Vergine della Pieve di Nuvolento, diocesi di Brescia, data in luce nell'anno 1736 per ordine de' Signori Reggenti della medesima Pieve e da essi dedicata alli Divoti di questa Miracolosa Madonna", stampato in Brescia dal tipografo Gianbattista Bossino. In questo libretto leggiamo che sin dal 1672 era molto viva negli abitanti di Nuvolento la devozione verso il Santuario della Pieve e in special modo per l'immagine della “Madonna della Pietà”, collocata un tempo su un muro rustico della chiesa; e proprio per la ragione che essa si trovava in luogo "troppo angusto" si ideò di collocarla “in luogo più decevole, più capace,più decoroso”, erigendovi un apposito altare. Ma allorché si pose mano all'operazione, non certo priva di difficoltà,stante la precaria condizione m cui si trovava la parete che ospitava l'affresco, quest'ultimo, con grande meraviglia dei presenti, si staccò da solo dal muro e cadde a terra ai piedi della parete medesima, rimanendovi intatto. Tutti i presenti gridarono al prodigio e l'effigie della Vergine - che già in precedenza era stata oggetto di grande venerazione a motivo delle grazie che da Lei si ottenevano - vide aumentare ancor più la devozione popolare. E quasi a premiare la pietà del popolo, la Madonna volle dimostrare ancora una volta la sua potenza. Ecco come l'anonimo autore del citato libretto prosegue la sua narrazione, non priva di una certa quale ingenuità: quando gli operai si apprestarono ad aprire il vano nella nuova parete, allo scopo di collocarvi la sacra immagine, ebbero timore che la muratura così aperta non potesse resistere e perciò si appartarono per discutere insieme il modo migliore con cui risolvere la questione. Ed ecco il nuovo "prodigio": si udì all'improvviso un grande fracasso, come se l'intera parete fosse crollata, ma quando gli operai, spaventati, tornarono sul posto, videro con immensa sorpresa che la sacra immagine di propria iniziativa, era sistemata nel luogo voluto. E l'autore conclude: "per tutti questi fatti, la venerazione del popolo di Nuvolento verso la "Madonna della Pietà” andò crescendo sempre di più anche nei secoli successivi”. Recentemente, il Santuario della Pieve e il vicino campanile sono stati sottoposti, a cura del Comune di Nuvolento, a un intervento di restauro per quanto riguarda la parete esterna: infatti, nel 1985-1986, in occasione della sistemazione del piazzale antistante la chiesa, si procedette - con la consulenza della Sovrintendenza ai Beni Architettonici di Brescia - al ripristino delle pareti esterne del tempio, liberandolo dalle sovrastrutture posteriori e mettendo in luce le pietre originarie; e cosi pure si provvide al consolidamento del campanile, che, data la sua vetustà, si trovava in condizioni alquanto precarie In questo modo, l'antico Santuario, così caro ai fedeli di Nuvolento, è ora nelle migliori condizioni di affrontare i secoli a venire. Nelle immediate vicinanze della Pieve è possibile osservare altri elementi antichi, alcuni coevi alla stessa, altri riutilizzati nella costruzione. In una delle lesene esterne all’ abside della chiesa, ad esempio, è murato un frammento corniciato che il Panazza data all' VIII-IX secolo, esso è di provenienza sconosciuta ed è decorato con un tralcio irregolare a “V” in bassorilievo. Altro frammento di pietra bianca, recante tre croci di tipo longobardo, è visibile nella muratura esterna all’altezza di circa tre metri dal suolo. A questi elementi sono poi da aggiungere ì numerosi resti architettonici recentemente (1985) venuti alla luce durante la sistemazione del piazzale antistante il cimitero, riferibili - come si è detto - a basamenti di colonne, a parti di plutei barbarici, a vasche monolitiche, etc. Anche nel rustico annesso alla Pieve - che anticamente doveva essere parte integrante del complesso - sono riconoscibili strutture sicuramente antiche, quali aperture a tutto sesto successivamente murate, unitamente a conci di pietra di notevoli dimensioni. Vale poi la pena di accennare qui a una curiosa notizia che lo scrivente raccolse diversi anni fa dalla viva voce del contadino addetto alla conduzione del fondo. Egli riferì che in occasione dello scavo di fondazione del porticato rustico posto a fianco della cascina, venne rinvenuta - sono sue parole! - una specie di sedia dì pietra, provvista dì braccioli, lavorata in un unico blocco; essa rimase a lungo sul mucchio del materiale scavato, poi, rotta in vari pezzi, finì cementata nelle fondazioni stesse della costruzione. E' difficile stabilire di che cosa si poteva trattare, anche se non si è lontani dal pensare che l'elemento trovato potesse essere un'ara funeraria romana, nella quale le estremità laterali del pulvino potevano suggerire all'ingenuo contadino l'idea dei "braccioli" d'una sedia.