La villa romana di Nuvolento lungo i percorsi tra Brixia e il Garda

La felice posizione geografica del luogo, posto all’ingresso della Val Sabbia, lungo percorsi frequentati e di raccordo sia tra le valli e la pianura sia tra Brixia e Verona, ha certamente giocato un ruolo fondamentale nella scelta di costruirvi, nella prima età imperiale, un complesso residenziale e produttivo importante. Esso era infatti collocato lungo infrastrutture di collegamento ai grandi centri, in particolare alla probabile diramazione della antica via “Gallica”, una arteria secondaria che collegava Brixia con la Val Sabbia e il lago di Garda; ne testimoniano l’importanza il miliare di Costantino rinvenuto appunto a Nuvolento nell’area della Pieve e quello di Costantino e figli da Bottenago, entrambi conferme materiali della cura posta dagli imperatori nel mantenere efficiente la rete stradale che collegava la colonia bresciana con le altre città dell’Italia settentrionale.
Il nome della località deriva dalla vicina Pieve romanica, dove sono stati effettuati significativi ritrovamenti epigrafici ed architettonici e dove si sono evidenziate strutture murarie riferibili a precedenti edifici romani e altomedievali.
Nel territorio circostante si sviluppò in età romana una vita economica particolarmente intensa. Elemento trainante era l’agricoltura, che trovava elementi favorevoli nella particolare fertilità del suolo e nelle buone condizioni climatiche: vi si coltivavano cereali, in particolare il frumento, la spelta, l’orzo, il farro, gli alberi da frutto (gelsi) e la vite. Ma forse anche l’allevamento del bestiame ebbe un ruolo non secondario nell’economia del territorio come pure l’attività delle cave, sviluppata in particolare nelle aree vicine corrispondenti agli attuali centri di Botticino, Nuvolera, Rezzato, Mazzano e Virle, ben collegate dal percorso stradale Brixia- Verona ma anche da quello alternativo lungo il Chiese. Officine laterizie di una certa rilevanza sono inoltre attestate, sempre nello stesso comprensorio, a Casto, Gavardo, Serle.
La villa di Nuvolento fu indagata nel corso di campagne di scavo, sempre parziali, condotte in momenti successivi, prima tra 1986 e 1987, poi nel 1995, che portarono alla immediata conferma di quanto già si intuiva dalla lettura di una foto aerea realizzata negli anni ’80 nella quale emergeva la traccia di un grande edificio residenziale; la sua quasi radicale distruzione, dopo le demolizioni già operate in antico e nel medioevo, si deve in gran parte ai lavori agricoli, in particolare alle massicce arature del secolo scorso. In seguito l’espansione a carattere industriale dell’area ha purtroppo reso ulteriormente difficile ricomporre in un disegno comprensibile e unitario le tracce delle vicende insediative che la videro protagonista in antico.
Gli scavi degli anni ’80 misero in luce i resti, per lo più in fondazione, di un complesso residenziale sviluppato intorno ad un cortile quadrato orientato verso sud, con vani disposti lungo i lati, alcuni dei quali risultavano radicalmente ristrutturati in una fase più tarda attraverso l’addizione di varie parti absidate. I pavimenti erano quasi del tutto perduti, salvo alcuni lembi in laterizio, malta o cocciopesto; tessere di mosaico rinvenute in vari punti, come pure gli stucchi e le lastre di marmi bianchi e colorati, pertinenti a rivestimenti parietali e pavimentali, suggerivano comunque la presenza in origine di apparati decorativi di maggior pregio. Della corte quadrata si conservano elementi della canaletta in Botticino posta a separare la fascia esterna di portico, probabilmente pavimentata a mosaico, dal lastricato centrale con vasca di raccolta delle acque, forse destinate ad alimentare una cisterna ad uso interno. Nulla possiamo dire dell’accesso, presumibilmente nel settore a sud del cortile, in area finora mai indagata: ospiti e proprietari raggiungevano gli ambienti di rappresentanza e i vani privati disposti sul fondo transitando attraverso il cortile o anche seguendo un percorso laterale, lungo il vano porticato collocato sul lato orientale dello stesso cortile; un basamento rettangolare addossato ad uno dei suoi lati può forse suggerire la presenza di un larario o comunque di un apprestamento per il culto privato, tipo di struttura, come è noto, molto diffusa negli ambienti adiacenti ai cortili interni delle domus.
Se le indagini effettuate alla fine degli anni ‘90 non consentirono di definire l’estensione totale del complesso tuttavia risultò evidente che esso si sviluppava sia verso est, cioè verso la Pieve, sia verso ovest e sud, mentre era certo il suo limite verso nord, sottolineato dalla presenza di un muro di recinzione. L’impianto che appare ancora oggi più chiaramente leggibile è quello che si riferisce alla più tarda fase d’uso della villa, che conserva comunque la corte porticata quadrata come elemento centrale modificando invece radicalmente la struttura dei vani a nord di esso, in origine forse più ampi e con uno sviluppo più regolare, invasi poi nella fase più recente dalle espansioni delle absidi.
Altri sondaggi effettuati qualche anno dopo consentirono di documentare settori della probabile pars rustica della villa, con semplici vani pavimentati in battuto di laterizi, disposti a sud dell’impianto residenziale. Infine nel 1995 indagini ulteriori portarono al rinvenimento della parte termale dello stesso complesso, nella quale si sono riconosciuti un probabile calidarium e un ampio praefurnium che alimentava un esteso e articolato sistema di ipocausti. In questo caso la maggiore profondità delle strutture, quasi tutte in origine seminterrate rispetto al piano di campagna, consentì di mettere in luce parti di alzato più significative e di recuperare molti materiali, per lo più pertinenti agli apparati decorativi dell’edificio e utilizzati come riempimento di una colmata realizzata a scopo di livellamento subito dopo la sua obliterazione e la rasatura dei perimetrali.
Sono state così raccolte parti dei rivestimenti parietali in lastre marmoree e intonaco dipinto delle sale termali, elementi del sistema di riscaldamento, sia a parete sia pavimentale, frammenti di stucco e piccole porzioni di modanature architettoniche.
Va rilevato che il sistema di sale di rappresentanza fornito di sistemi sofisticati di riscaldamento riguardò solo l’edificio nelle sue fasi più antiche. Infatti anche qui come nel settore residenziale nuove murature absidate si inserirono nell’edificio preesistente modificandone la struttura, obliterandone e mandandone in disuso varie parti tra le quali anche l’impianto di riscaldamento.
Le ultime indagini (2011-2012), effettuate in occasione del restauro e della sistemazione della villa all’interno di un Parco fruibile al pubblico, hanno fornito ulteriori elementi di comprensione in particolare per il settore residenziale, sia per l’articolazione dei suoi spazi interni sia soprattutto per la sequenza di ristrutturazioni che lo hanno interessato nel tempo.
Estesa per oltre 3000 mq., la villa si presenta riconoscibile nelle parti residenziali e di rappresentanza per l’ampiezza dei vani e per il disegno architettonico unitario, oltre che per la presenza di tracce di mosaici, pitture parietali e rivestimenti in marmo; la pars rustica invece, con i vari settori adibiti alla produzione ed al servizio si distingue, qui come in altri casi, ad esempio nelle ville lombarde di Monzambano e Ghisalba per il piano generale più modesto, dettato dalle esigenze funzionali che si creavano e modificavano con frequenza nel tempo, e per l’adozione di tecniche costruttive semplici e resistenti, come i pavimenti in cocciopesto o laterizio per vani che erano probabilmente adibiti a deposito per cereali, a frantoio, torcularia per la spremitura di uva e olive, doli per la conservazione di vino e olio.
Altro elemento che caratterizza dal punto di vista archeologico la villa di Nuvolento è la fitta sequenza di successive ristrutturazioni al suo interno, un’evidenza del resto estremamente diffusa e comune a molti insediamenti dello stesso genere, resa leggibile dalle tecniche di scavo più evolute e più adatte a ricomporne con fedeltà lo sviluppo nel tempo.
Sono state riconosciute cinque fasi. La fase 1 (fine I secolo a. C.- prima metà del I secolo d.C.), corrispondente al periodo della romanizzazione che probabilmente coincise con la prima occupazione stabile delle campagne: pochissimi ed incerti gli indizi strutturali ma numerosi i materiali residuali che la attestano, come la ceramica comune, da cucina e da mensa, o a vernice nera, tipica di questo primo periodo o le caratteristiche coppe ad orlo inflesso di tipo tardo-celtico. Nella fase 2 (I-II secolo d.C.) l’edificio residenziale si struttura come un compatto corpo di fabbrica a pianta rettangolare, con una serie di vani regolari gravitanti sul cortile, un corridoio di disimpegno lungo tutto il perimetro ed un muro di recinzione esterno. La fase 3 (III secolo d.C.) corrisponde a una serie di modifiche realizzate all’interno dei vani. Nella fase 4 invece (IV secolo d.C.) si registrano molte e significative attività di ristrutturazione tra le quali le più vistose sono rappresentate dalla espansione con absidi di alcuni corpi del settore residenziale, a conferma che l’edificio romano, rimasto in uso fino alla tarda antichità, aveva ricevuto modifiche sia negli aspetti funzionali interni e nei servizi sia nell’articolazione degli spazi. Queste vicende particolari trovano corrispondenza più in generale nel fenomeno del diffondersi delle concentrazioni terriere da parte di grandi possessores, che le fonti peraltro ricordano aver abbandonato in gran numero le città sul finire dell’impero.
La fase 5 (inizi del V secolo d.C.) è caratterizzata dal degrado e dall’abbandono dei vari corpi dell’edificio, seguiti dallo spoglio quasi radicale di murature, elementi architettonici e arredi. Infine nella fase 6 (V-VI secolo d.C.) il sito viene di nuovo occupato con strutture che utilizzano in modo parziale e selettivo gli ambienti preesistenti ridotti allo stato di rudere, secondo le modalità di frattura-continuità caratteristiche dei processi insediativi propri dei primi secoli dell’altomedioevo. Modesti alzati lignei indicati da serie di buchi di palo sui battuti, muretti di pietrame con leganti di argilla, tramezze, occupano e frazionano gli spazi più ampi e regolari dei vani preesistenti, con focolari a suggerire il loro uso come cucine e piccole cavità nei resti di cocciopesto a indicare possibili paletti, stabbi e truogoli per piccoli animali da cortile. I pavimenti sono semplici battuti di terra. Anche la vasca centrale del cortile in questa fase viene probabilmente riutilizzata come abbeveratoio.
Il riutilizzo della villa, datato piuttosto puntualmente dai materiali rinvenuti, è stato registrato con evidenza più marcata nel settore sud della parte residenziale, oggetto dei nuovi scavi, e nell’area dell’impianto termale.

AllegatoDimensione
01panoramica_aerea.jpg1.85 MB
02_veduta_aerea.jpg7.38 MB
03vaninw.jpg4.9 MB
04sistemaz_cortile.jpg2.35 MB
05ricostruz_cortile.jpg396.64 KB
06pannelli_ingresso.jpg810.65 KB
07posiz_settori.pdf98.47 KB
08tavola_cronologia.pdf113.65 KB